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La strategia di compravendita si basa su un ranking system. Il ranking system non è altro che un sistema di posizionamento, o più semplicemente una classifica generale. E’ il sistema che si adotta ogni volta che si tratta di effettuare una selezione. Vale per i campionati di calcio, per le ammissioni ad una facoltà, per un concorso pubblico e per tante altre cose. Ogni candidato alla fine di un percorso riceve un certo punteggio, e il punteggio permette di stilare la classifica generale.
Non sempre la classifica sembra riflettere alla perfezione la realtà delle cose, vale a dire che non sempre fornisce la soluzione ottimale, ma sicuramente fornisce una soluzione valida. Se selezioniamo da una lista di 8.000 titoli i cento che possiedono il miglior punteggio possiamo star certi che questo insieme rappresenterà un campione molto migliore rispetto agli ultimi cento. Si potrà poi polemizzare sul fatto che secondo alcuni chi occupa la posizione 150 meritava la 125, ma per una legge dei grandi numeri la cosa diventa assolutamente irrilevante. Basta sapere che il metodo permette di raggiungere l’obiettivo, che è quello di selezionare solo il meglio.
Senza scendere troppo nei dettagli, riassumiamo dicendo che per ogni indicatore è stata fatta una lista di posizionamento dalla quale ricavare il punteggio. La somma di tutti i punteggi ci ha dato la classifica generale. I titoli in cima alla classifica saranno quelli che meglio risponderanno ai nostri criteri di Qualità – Prezzo – Prospettive.
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Il grafico mostra l'andamento dei rendimenti in funzione del rank nel periodo 2001-2008. Appare evidente come i titoli con punteggio elevato tendono ad avere migliori rendimenti e viceversa.
Il sistema di compravendita automatico utilizza le seguenti regole:
Acquisto
- Il rank del titolo è superiore a 97
- Il peso del settore è al massimo il 15%
- La capitalizzazione di borsa supera i 300 milioni di dollari
Vendita
- Se il peso del titolo supera il 6% riporta a 4% (ribilanciamento)
- Se il peso del settore supera il 20% riporta a 15% (ribilanciamento settoriale)
- Se il rank <90 e gain >30
- Se il rank < 85 e gain > 20
- Se il rank < 80 e gain >10
- Se il rank < 75 e gain >0
- Se il rank <70
L’ultima sequenza può sembrare macchinosa, poiché vincola la vendita da un lato alla diminuzione di rank e dall’altro ad una condizione di guadagno. Questa scelta è subordinata a ragioni puramente psicologiche e che non hanno influenza sul rendimento. Chiudere un'operazione in perdita è sempre un'esperienza dolorosa, anche quando il portafoglio va molto bene. E' il momento in cui un investitore fa un po' il bilancio della situazione, e spesso questo è fortemente condizionato dal numero delle operazioni in perdita, piuttosto che dal rendimento complessivo nel tempo.
La logica che abbiamo adottata è la seguente: quando il rank del titolo scende sotto i 90, da un lato sarebbe da vendere, perché può essere sostituito con un titolo di rank superiore e quindi con un rendimento potenziale più elevato, dall'altro il rank è ancora abbastanza elevato da offrire un rendimento potenziale superiore al mercato. Si sceglie la vendita a condizione di aver superato un certo guadagno, altrimenti si aspetta. Lo stesso discorso vale per le altre condizioni a decrescere, fino a chiudere del tutto l'operazione, anche se in perdita, solo al di sotto di un rank di 70. In questo modo si è potuto riscontrare che:
- Il numero di operazioni chiuse in guadagno aumenta, con notevoli benefici psicologici per l'investitore, anche se il rendimento complessivo non muta.
- Il turnover del portafoglio diminuisce, fattore importante anch'esso, in quanto diminuiscono sia le spese di compravendita che il tempo da dedicare agli investimenti.
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