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Benjamin Graham: Investimento e speculazione

Benjamin Graham - L'investitore intelligente (1972)

Cosa si intende per investimento? “Una operazione di investimento e quella che, dopo una analisi approfondita, promette una buona garanzia sul capitale ed un rendimento adeguato. Le operazioni che non soddisfano questi criteri saranno considerate come speculative.”

Mentre noi ci siamo sempre tenuti a questa definizione da 38 anni, dobbiamo sottolineare il cambiamento radicale della percezione di quello che il grande pubblico considera da allora come un investimento. Dopo la disfatta degli anni 1929-1932 tutte le azioni furono considerate come speculative per loro stessa natura. Un’autorità morale del paese affermò molto semplicemente che solo le obbligazioni potevano essere considerate come degli investimenti. All’epoca abbiamo dovuto difendere la nostra definizione a fronte di quelli che ci rimproveravano di darle un significato troppo esteso. Adesso è l’opposto. Dobbiamo impedire ai lettori di accettare l’uso corrente fatto del termine di investitore, qualificando allo stesso modo tutti coloro che si interessano di borsa. Nella nostra precedente edizione, citavamo il titolo seguente apparso in copertina di una grande giornale di finanza nel giugno 1962: "Piccoli investitori ribassisti vendono allo scoperto". Nell’ottobre 1970 lo stesso giornale pubblicava un editoriale che criticava quegli investitori temerari che compravano qualunque cosa.

Questa citazione rende bene l’idea della confusione che esiste da anni nell’utilizzo delle parole. Assimilate bene la definizione di investimento che noi suggeriamo e confrontatela con una vendita allo scoperto effettuata da un principiante. Quest’ultimo non ha neanche la proprietà di quello che vende, ed è psicologicamente convinto di poterla riacquistare ad un minor prezzo (d’altro canto non è un caso se nel 1962, quando l’articolo che abbiamo citato fu pubblicato, il mercato usciva da un lungo periodo di ribasso e si apprestava a ripartire al rialzo. Detto in altre parole, era il peggior momento per andare allo scoperto). In senso lato l’espressione “investitore temerario” porta in sé una contraddizione divertente. E’ un po’ come parlare di avaro generoso. La confusione dei termini però appare meno nociva in questo caso che nell’esempio precedente.

Questo giornale ha usato la parola investitore nei due casi perché nel linguaggio borsistico comune, chiunque acquisti o venda dei titoli è considerato oggi un’investitore. Poco importa cosa compra, a che prezzo e a quali condizioni (in contanti o a termine). Confrontate questo con l’atteggiamento del grande pubblico nei confronti delle azioni nel 1948, epoca in cui più del 90% delle persone era riluttante all’acquisto di ogni titolo azionario. Per metà di essi la ragione invocata era “E’ rischioso, è un gioco d’azzardo” e per l’altra “ Non ci capisco niente e allora preferisco rimanerne fuori”. E’ certamente ironico ma non sorprendente che l’acquisto di azioni di ogni genere è stato considerato come fortemente speculativo o rischioso proprio in epoche in cui i titoli erano meno cari. Al contrario il solo fatto che i titoli azionari abbiano raggiunto in altre epoche dei livelli estremamente pericolosi (come ci insegnano le esperienze del passato) portava a considerare il loro acquisto come un’investimento. In certi momenti l’insieme dei giocatori di borsa si trasformano in investitori.

La distinzione tra investimento e speculazione per diverse tipologie di acquisto è in sé salutare, e la sua scomparsa deve essere causa di preoccupazione. Abbiamo spesso detto che l’istituzione Wall Street avrebbe grande vantaggio a ristabilire questa distinzione e a farla passare presso il grande pubblico, in assenza della quale, le società di borsa rischiano un giorno di essere ritenute responsabili di enormi perdite speculative perché non hanno adeguatamente avvisato chi le subisce. Altra ironia della storia, molti dei problemi finanziari che buona parte delle case di intermediazione si trovano ad affrontare, derivano dall’aver inserito dei titoli speculativi nei propri fondi. Noi pensiamo che il lettore saprà essere più lungimirante riguardo i rischi inerenti ogni acquisto di titoli azionari. Questi rischi devono essere separati dalle opportunità di profitto offerte. Le due componenti dell’equazione devono essere ponderate nella valutazione del potenziale che gli investitori faranno.

Quello che abbiamo appena detto indica che forse non esiste più un’autentica politica di investimento che includa delle azioni in quanto, in assoluto, i prezzi non raggiungeranno mai un limite inferiore in grado di mettere al riparo l’investitore dal rischio mercato o dal rischio della quotazione. L’investitore si deve rendere conto che vi è sempre una componente speculativa in ogni acquisto di azioni. Il suo compito è di minimizzare questo fattore, comunque preparandosi finanziariamente e psicologicamente a subire risultati avversi per durate più o meno lunghe.

Due paragrafi distinti saranno dedicati alla speculazione pura e non alla componente speculativa inerente ad ogni investimento. La speculazione in se non è né illegale, né immorale, ma nella maggior parte dei casi non ci farà arricchire. Naturalmente un po’ di speculazione è necessaria, a volte inevitabile, se ogni acquisto azionario è rischioso e questo rischio deve essere assunto dall’azionista. Vi è della buona e della cattiva speculazione. La cattiva speculazione consiste per esempio nello:

  1. speculare credendo di investire;
  2. speculare seriamente senza avere le conoscenze e le attitudini per farlo;
  3. rischiare con un acquisto speculativo più soldi di quanti ci si può permettere di perdere.

Se ritorniamo alla nostra definizione conservatrice, ogni non-professionista che si posiziona a termine dovrebbe sapere che diventa uno speculatore ed è dovere del suo consulente avvertirlo. Egualmente tutti coloro che acquistano un titolo “tormentato” o una situazione speciale stanno sia speculando che giocando al casinò. La speculazione è sempre attraente, forse eccitante per chi vi si avventura. Se volete provarci, utilizzate una porzione limitata del vostro capitale(quanto più piccola possibile) in un fondo separato dedicato allo scopo. Non aggiungete mai capitale su questo fondo con il pretesto che il mercato sta salendo e i profitti aumentano (sarebbe piuttosto il caso di pensare a liquidare i vostri profitti) Non mischiate mai le vostre operazioni di investimento con le operazioni di speculazione, né nel vostro conto corrente, tantomeno nella vostra testa.

 
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