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Le nuove tecnologie consentono all’investitore di recuperare e gestire rapidamente una grande mole di dati. Tuttavia questi dati sono facilmente reperibili solo sul mercato USA, mentre gli altri paesi non hanno raggiunto lo stesso livello di eccellenza per quanto riguarda l’informazione finanziaria. Fantastici strumenti di lavoro, il cui utilizzo è del tutto gratuito, come Deluxe Stock Screener e Yahoo Stock Screener danno la possibilità a qualunque piccolo investitore di scaricare rapidamente in fogli excel o in formato testo, centinaia di parametri fondamentali e tecnici riguardanti migliaia di titoli.
Investire in USA comunque non vuol dire investire solo su titoli statunitensi. Nell’ultimo screening di mercato abbiamo contato circa 500 ADR. ADR è l'acronimo per American Depository Receipt. Si tratta di un certificato negoziabile emesso da una banca statunitense rappresentativo di un numero specifico di titoli azionari (o un'azione) di una società estera negoziato in Borsa negli Stati Uniti.
Considerando che gli ADR generalmente riguardano le migliori società del mondo, tutto questo significa che è possibile ottenere un portafoglio ben diversificato sull’intera economia mondiale. Infatti nel nostro portafoglio gli ADR non mancano mai.
Non è da sottovalutare neanche l’aspetto legale. Le leggi statunitensi sono molto severe riguardo i crimini finanziari, e sono rivolte a tutelare anche gli investitori stranieri che possono partecipare alle class actions senza alcuna spesa.
Basta guardare su un sito come www.milberg.com per vedere quante class actions vengono presentante ogni momento, e quante multe le società devono pagare per le loro scorrettezze a livello di informazione finanziaria.
Quando invece si parla di bancarotta fraudolenta, gli amministratori rischiano anche l’ergastolo, come nel caso Enron.
Alcuni investitori si pongono il problema del rischio cambio e si chiedono se non sia il caso di coprirsi con l’uso di derivati, oppure più semplicemente di non investire in USA per non accollarsi un ulteriore rischio.
Noi crediamo che si tratti di un falso problema. Il rischio cambio e il rischio mercato non si sommano, ma si integrano. Per fare un esempio, se si acquista il titolo Eni in forma di ADR sulla piazza statunitense, quindi quotato in dollari, non vi sarà nessun rischio cambio. Per un italiano la performance del titolo quotato in Usa è la stessa del titolo acquistato in Italia in euro. Lo stesso vale per tutti gli ADR.
Per quando riguarda i titoli statunitensi, bisogna dire che l’economia è così globalizzata che ormai tutte le società a grossa capitalizzazione hanno attività sparse sull’intero pianeta, ed ogni svalutazione del dollaro si traduce in una rivalutazione in dollari dei profitti esteri.
In definitiva, il rischio cambio non dovrebbe preoccupare l’azionista, ma soltanto il detentore di liquidità e di obbligazioni in dollari.
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